Il sublime mistero della Santissima Trinità

 

 

COSA INSEGNA LA CHIESA

 

Dal Catechismo della Chiesa Cattolica:

 

La formazione del dogma trinitario

249 La verità rivelata della Santa Trinità è stata, fin dalle origini, alla radice della fede vivente della Chiesa, principalmente per mezzo del Battesimo. Trova la sua espressione nella regola della fede battesimale, formulata nella predicazione, nella catechesi e nella preghiera della Chiesa. Simili formulazioni compaiono già negli scritti apostolici, come ad esempio questo saluto, ripreso nella Liturgia eucaristica: "La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi" (2Cor 13,13) [Cf 1Cor 12,4-6; Ef 4,4-6].

250 Nel corso dei primi secoli, la Chiesa ha cercato di formulare in maniera più esplicita la sua fede trinitaria, sia per approfondire la propria intelligenza della fede, sia per difenderla contro errori che la alteravano. Fu questa l'opera degli antichi Concili, aiutati dalla ricerca teologica dei Padri della Chiesa e sostenuti dal senso della fede del popolo cristiano.

251 Per la formulazione del dogma della Trinità, la Chiesa ha dovuto sviluppare una terminologia propria ricorrendo a nozioni di origine filosofica: "sostanza", "persona" o "ipostasi", "relazione", ecc. Così facendo, non ha sottoposto la fede ad una sapienza umana, ma ha dato un significato nuovo, insolito a questi termini assunti ora a significare anche un Mistero inesprimibile, "infinitamente al di là di tutto ciò che possiamo concepire a misura d'uomo" [Paolo VI, Credo del popolo di Dio, 2].

252 La Chiesa adopera il termine "sostanza" (reso talvolta anche con "essenza" o "natura") per designare l'Essere divino nella sua unità, il termine "persona" o "ipostasi" per designare il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo nella loro reale distinzione reciproca, il termine "relazione" per designare il fatto che la distinzione tra le Persone divine sta nel riferimento delle une alle altre.

 

Il dogma della Santa Trinità

253 La Trinità è Una. Noi non confessiamo tre dèi, ma un Dio solo in tre Persone: "la Trinità consustanziale" [Concilio di Costantinopoli II (553): Denz. -Schönm., 421]. Le Persone divine non si dividono l'unica divinità, ma ciascuna di esse è Dio tutto intero: "Il Padre è tutto ciò che è il Figlio, il Figlio tutto ciò che è il Padre, lo Spirito Santo tutto ciò che è il Padre e il Figlio, cioè un unico Dio quanto alla natura" [Concilio di Toledo XI (675): Denz. -Schönm., 530]. "Ognuna delle tre Persone è quella realtà, cioè la sostanza, l'essenza o la natura divina" [Concilio Lateranense IV (1215): Denz.-Schönm., 804].

254 Le Persone divine sono realmente distinte tra loro. "Dio è unico ma non solitario" [Fides Damasi: Denz. -Schönm., 71]. "Padre", "Figlio" e "Spirito Santo" non sono semplicemente nomi che indicano modalità dell'Essere divino; essi infatti sono realmente distinti tra loro: "il Figlio non è il Padre, il Padre non è il Figlio, e lo Spirito Santo non è il Padre o il Figlio" [Concilio di Toledo XI (675): Denz. -Schönm., 530]. Sono distinti tra loro per le loro relazioni di origine: "E' il Padre che genera, il Figlio che è generato, lo Spirito Santo che procede" [Concilio Lateranense IV (1215): Denz. -Schönm., 804]. L'Unità divina è Trina.

255 Le Persone divine sono relative le une alle altre. La distinzione reale delle Persone divine tra loro, poiché non divide l'unità divina, risiede esclusivamente nelle relazioni che le mettono in riferimento le une alle altre: "Nei nomi relativi delle Persone, il Padre è riferito al Figlio, il Figlio al Padre, lo Spirito Santo all'uno e all'altro; quando si parla di queste tre Persone considerandone le relazioni, si crede tuttavia in una sola natura o sostanza" [Concilio di Toledo XI (675): Denz. -Schönm. , 528]. Infatti "tutto è una cosa sola in loro, dove non si opponga la relazione" [Concilio di Firenze (1442): Denz. -Schönm., 1330]. "Per questa unità il Padre è tutto nel Figlio, tutto nello Spirito Santo; il Figlio tutto nel Padre, tutto nello Spirito Santo; lo Spirito Santo è tutto nel Padre, tutto nel Figlio" [Concilio di Firenze (1442): Denz. -Schönm., 1330].

256 Ai catecumeni di Costantinopoli san Gregorio Nazianzeno, detto anche "il Teologo", consegna questa sintesi della fede trinitaria:

Innanzi tutto, conservatemi questo prezioso deposito, per il quale io vivo e combatto, con il quale voglio morire, che mi rende capace di sopportare ogni male e di disprezzare tutti i piaceri: intendo dire la professione di fede nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo. Io oggi ve la affido. Con essa fra poco vi immergerò nell'acqua e da essa vi trarrò. Ve la dono, questa professione, come compagna e patrona di tutta la vostra vita. Vi do una sola Divinità e Potenza, che è Uno in Tre, e contiene i Tre in modo distinto. Divinità senza differenza di sostanza o di natura, senza grado superiore che eleva, o inferiore che abbassa... Di tre infiniti è l'infinita connaturalità. Ciascuno considerato in sé è Dio tutto intiero... Dio le Tre Persone considerate insieme... Ho appena appena incominciato a pensare all'Unità ed eccomi immerso nello splendore della Trinità. Ho appena incominciato a pensare alla Trinità ed ecco che l'Unità mi sazia. . [San Gregorio Nazianzeno, Orationes, 40, 41: PG 36, 417].

 

 


COSA DICE LA SCRITTURA

 

«È un mistero rivelato da Dio con parole chiarissime. Nell'Annunciazione l'Angelo disse a Maria che lo Spirito Santo sarebbe disceso su di lei e Colui che sarebbe nato era il Figlio di Dio (Padre) (Cfr. Lc. 1,26-38).

Dopo il Battesimo di Gesù nel fiume Giordano, lo Spirito Santo discese sul Salvatore in forma di colomba e il Padre dal Cielo fece udire queste parole: "Tu sei il Figlio mio prediletto" (Cfr. Mc. 1,9-11).

Gesù inviando gli Apostoli nel mondo disse: "Andate e ammaestrate tutte le genti battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo" (Mt. 28,19).

Molte altre volte Gesù parla del Padre e dello Spirito. Inoltre Gesù dichiara che lui e il Padre (insieme allo Spirito Santo) sono un solo Dio. Infatti pur riconoscendo che come uomo è inferiore al Padre, ci assicura che come Dio è uguale al Padre: "Io e il Padre siamo una cosa sola" (Gv. 10,30).

"Se conoscete me conoscete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto. Gli disse Filippo: Signore, mostraci il Padre e ci basta. Gli rispose Gesù: Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?...Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me..." (Gv. 14,7-11). [...]

S. Paolo saluta così: "La grazia del Signor nostro Gesù Cristo, l'amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi" (2 Cor. 13,13).

Lo stesso Paolo scrive: "Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà! Padre" (Gal. 4,6).

E ci ricorda che Dio Padre è il Salvatore, lo Spirito Santo è il Rigeneratore e Gesù è il Giustificatore (Cfr. Tito 3,4-7).»

("Con Maria Verso Gesù" di fr.Crispino Lanzi - Cap.3, Trinità)

 


LA TESTIMONIANZA DEI MISTICI

 

«L’amore inaudito di Dio per noi trova il suo fondamento nel mistero di amore che Dio è in se stesso. Davanti a questo mistero il discorso umano è un povero balbettare e volentieri cede il posto al silenzio e all’adorazione. I mistici, che nella contemplazione hanno una conoscenza di Dio senza concetti, molto più perfetta di quella ordinaria, non riescono ad esporla come vorrebbero; lasciano intuire qualcosa delle meraviglie intraviste più con la loro personale trasformazione che non mediante i tentativi di raccontare: "Non si trova parola che suoni adeguata; nessun pensiero può mai giungervi, nessuna mente allargarsi fin là, tanto supera il tutto; come è vero che Dio non può esser spiegato mai" (Beata Angela da Foligno, Il libro Memoriale, 9, 361-363). Ogni parola rimane al di sotto della realtà, anche se indica la giusta direzione. Ci avviciniamo dunque, osando appena sollevare lo sguardo, come Mosè davanti al roveto ardente.»

("La Verità vi farà liberi - Catechismo degli adulti", CEI, pag. 168)

 

Santa Teresa d'Avila (dottore della Chiesa):

«...il nostro buon Dio vuole ormai levarle [all'anima; N.d.R.] le squame dagli occhi, affinché veda e comprenda qualcosa della grazia che egli le concede, ma in un modo singolare. Una volta che essa sia introdotta in questa mansione, per mezzo di una visione intellettuale, tutt’e tre le Persone della Santissima Trinità le si mostrano per una certa rappresentazione della verità, nel divampare di un incendio che investe subito il suo spirito come una nube risplendente. Le tre Persone si vedono distintamente e l’anima, per una nozione ammirabile che le viene comunicata, comprende con assoluta certezza che tutt’e tre sono una sola sostanza, una sola potenza, una sola sapienza, un solo Dio. Così, ciò che crediamo per fede, l’anima qui lo percepisce, si può dire, con la vista, anche se non si vede nulla né con gli occhi del corpo né con quelli dell’anima, perché non si tratta di visione immaginaria. Allora tutt’e tre le divine Persone si comunicano ad essa, le parlano e le fanno intendere le parole dette dal Signore nel Vangelo: che egli verrà, con il Padre e lo Spirito santo, a dimorare nell’anima che lo ama e osserva i suoi comandamenti.»

(Santa Teresa d'Avila; "Castello interiore", VII mansioni, cap. I, par. 6)

 

«Un giorno, mentre recitavo il salmo "Quicumque vult", riuscii a capire così chiaramente esservi un Dio solo in tre Persone, che ne rimasi assai sorpresa e consolata. Ciò mi aiutò molto a meglio conoscere la grandezza di Dio e le sue meraviglie; così, quando penso alla santissima Trinità o ne sento parlare, mi sembra di capirne qualcosa e ne sono felice.»

(Santa Teresa d'Avila; "Libro della vita", cap. 39, par. 25)

 

Santa Caterina da Siena (dottore della Chiesa):

«O Trinità eterna, o deità, natura divina che avvalorò il prezzo del sangue del Figlio tuo! Tu, Trinità eterna, Sei un mare profondo, in cui quanto più ci si immerge, più lo si trova, e quanto più lo si trova, più lo si cerca. Tu sei insaziabile, perché tuffandosi l'anima nel tuo abisso, non si sazia, ma in te permane nella fame di te, e di te ha sete, Trinità eterna, desiderando vederti, con il lume, nella tua luce. Come il cervo brama la fonte d'acqua viva, così l'anima desidera uscire dal carcere oscuro del corpo e vedere te in verità. O quanto tempo ancora sarà nascosta ai miei occhi la tua faccia?

O Trinità eterna, fuoco e abisso di carità, dissolvi ormai la nube del mio corpo! La conoscenza di te, che mi hai donato nella tua verità, mi costringe a desiderare di lasciare la gravezza del mio corpo e di dare la vita a gloria e lode del tuo nome. Perché io ho gustato e veduto, con il lume dell'intelletto, nel tuo lume, l'abisso tuo, Trinità eterna, e la bellezza della tua creatura

Per questo, guardando me in te, vidi che io sono tua immagine, partecipe, per tuo dono, della potenza tua, Padre eterno, e della sapienza tua nel mio intelletto, sapienza che è appropriata al tuo unigenito Figliuolo. Lo Spirito Santo, poi, che procede da te e dal Figliuolo tuo, mi ha data la volontà con cui posso amarti.

Tu, Trinità eterna, sei creatore e io, che sono tua creatura, ho conosciuto, nella rigenerazione che hai fatto di me nel sangue del tuo Figlio, che tu sei innamorato della bellezza della tua creatura. O abisso, deità eterna, mare profondo! E che potevi darmi di più, se mi hai dato te stesso?

Tu sei fuoco che sempre ardi e non consumi; fuoco che incenerisci nel tuo calore ogni amor proprio dell'anima; fuoco che togli ogni freddezza, fuoco che illumini. Con il tuo lume mi hai fatto conoscere la tua verità: tu sei quel lume superiore a ogni altra luce che illumini l'occhio dell'intelletto, con tanta abbondanza e perfezione da accrescere in chiarezza il lume della fede. In questa fede vedo che la mia anima ha vita, e in questa luce riceve te, fonte di luce.»

(Santa Caterina da Siena; "Dialogo della Divina Provvidenza", cap. 167)

 

Santa Brigida di Svezia (patrona d'Europa):

«Sono il Creatore del cielo e della terra, Dio vero con il Padre e con lo Spirito Santo, perché il Padre è Dio e lo Spirito Santo è Dio: non tre divinità, bensì tre Persone in un Dio. Potresti domandarmi: "Perché ci sono tre Persone e un Dio solo?" Rispondo che non c'è altro Dio se non la potenza, la sapienza e la bontà stesse, da cui derivano qualsiasi forma di potenza sotto il cielo e nel cielo, e qualsiasi forma concepibile o immaginabile di saggezza e di pietà.

Ora, Dio è uno e trino, uno in natura e trino nelle Persone, perché il Padre è la potenza e la saggezza da cui ogni cosa deriva ed è preceduta; egli è potente, non perché riceva potenza da qualcos'altro, ma perché la riceve da se stesso, da sempre. Anche il Figlio, come il Padre, è potenza e saggezza, ma trae potenza non da se stesso bensì dal Padre, in modo vigoroso e ineffabile, ed è principio del Principe che non è mai separato dal Padre. Anche lo Spirito Santo è potenza e saggezza, e poiché procede dal Padre e dal Figlio, ha pari potenza e maestà.

Dunque, ci sono un Dio e tre Persone, e un'operazione di tre Persone, una volontà, una gloria e una potenza. Egli è talmente un'essenza unica che esiste comunque una distinzione fra le Persone, in quanto tutto il Padre è nel Figlio e nello Spirito Santo, il Figlio è nel Padre e nello Spirito Santo, e lo Spirito Santo è in entrambi, in una natura divina, non anteriore o posteriore, ma in un modo ineffabile dove non esistono né precedenza né posteriorità e dove nessuno è maggiore dell'altro. Per questo sta scritto, a ragion veduta, che Dio è mirabile e sommamente lodevole.»

(Messaggio di Gesù a Santa Brigida di Svezia; "Rivelazioni", Libro III, 26)

 

Santa Faustina Kowalska:

«Un certo momento la presenza di Dio penetrò in tutto il mio essere. La mia mente venne singolarmente illuminata in modo da conoscere la Sua Essenza; Dio mi fece conoscere la Sua vita interiore. Vidi in ispirito le Tre Persone Divine, ma la loro Essenza è unica. Egli è Solo, Uno, Unico, ma in Tre Persone, ognuna delle quali non è più piccola né più grande; non c'è fra Loro differenza né in bellezza né in santità, poiché sono Uno. Uno, sono assolutamente Uno. il Suo amore mi ha portato a questa conoscenza e mi ha unito a Sé. Quando ero unita con una, ero unita anche con la seconda e con la terza, poiché quando ci uniamo con una, per ciò stesso ci uniamo anche con le altre due Persone, così come lo siamo con una. Una è la Loro volontà, Uno Dio, benché Trino nelle Persone. Quando Una delle Tre Persone si dona ad un'anima, in forza dell'unica volontà, è unita con le Tre Persone ed è inondata di felicità, che proviene dalla Santissima Trinità. Di tale felicità si nutrono i Santi. La felicità che scaturisce dalla SS.ma Trinità rende felice tutto il creato, fa sgorgare la vita, che vivifica ed anima ogni essere che ha inizio da Lui. In quei momenti la mia anima ha provato delizie divine così intense, che mi è difficile esprimere

(Santa Faustina Kowalska; "Diario di Suor Faustina Kowalska", pag. 327-328)

 

Santa Margherita Maria Alacoque:

«...si presentarono a me le tre persone della Santa Trinità, che riempirono di grande consolazione la mia anima. Non sono in grado di spiegare quel che mi accadde; posso solo dire che mi parve che il Padre eterno, mostrandomi una grandissima croce irta di spine, insieme a tutti gli altri strumenti della passione, mi disse: "Tieni, figlia mia, ti faccio lo stesso dono che ho fatto al mio amato Figlio". " E io", mi disse il mio signore Gesù Cristo, "ti ci crocifiggerò come io sono stato crocifisso e ti terrò compagnia". La terza di quelle adorabili persone mi disse che lui era solo amore e che mi avrebbe consumata purificandomi. Il mio animo rimase in una pace e in una gioia inconcepibili e l'impressione che mi fecero quelle divine Persone non si è cancellata mai più. Mi apparvero sotto forma di tre giovani vestiti di bianco risplendenti di luce, tutti della stessa età, grandezza e bellezza. Allora non capii, come ho capito in seguito, le grandi sofferenze che tutto ciò comportava.»

(Santa Margherita Maria Alacoque; Autobiografia, par. 59)

 

Beata Elisabetta Canori Mora:

«Per mezzo di intellettuale intelligenza, volle Dio darmi in qualche maniera a conoscere l’augustissimo mistero della sua Trinità sacrosanta. Accomodandosi, per sua infinita bontà, al mio scarso talento, mi si fece vedere sotto la seguente figura. Stavo tutta intenta a quell’angolo anzidetto, sperando ogni momento il felice ingresso in quella seconda mansione, quando ad un tratto Dio, di propria mano, mi sollevò sopra l’alto di un muro. Sollevata sopra di questa altura, Dio mi si manifestò sotto la figura di una immensa luce. Era questa luce immensa figurata in tre globi, di una bellezza senza pari; in questa immensa luce la povera anima mia conosceva, per quanto ne è capace, l’infinita essenza di Dio uno e trino. Nel conoscere cose tanto alte e magnifiche, che non ho termini per spiegare, la povera anima mia, piena di rispetto e venerazione e di santo timore, si annientava in se stessa, e profondamente venerava l’augustissimo mistero della santissima Trinità. Questa immensa luce generava fuori di sé cose tanto belle, che io, per la mia insufficienza, non so ridire; ma quello che con mio stupore osservai, era che le opere generate da questa luce tornavano alla medesima luce. Per mezzo di interna illustrazione conobbi che queste sono le opere meravigliose della sua infinita potenza, della sua infinita sapienza, della sua infinita bontà. Per mezzo della suddetta luce Dio mi degnò di un grado molto particolare di unione.

Nel tempo che l’anima era sopraffatta e dall’ammirazione e dalla compiacenza, nell’atto che gli rendeva gli ossequi più veraci, l’amore mi stemperava affatto in lacrime di dolcezza e di santo affetto. In questo tempo vidi dai tre globi anzidetti scoppiare tre raggi di luce purissima, che venne ad investirmi; nell’investirmi generò nel mio cuore gli effetti più puri, più santi, più giusti che mai dir si possa. Al momento trasformarono il mio spirito in Dio. Prodotto che Dio ebbe in me questo bene, tornò a farlo suo, e in questa maniera fu medesimato il mio spirito in Dio. I buoni effetti che sperimentai non mi è possibile manifestarli. Credo certo però che sarà più facile a vostra paternità reverendissima il comprenderli di quello che io, per la mia insufficienza, spiegarli; giacché, a gloria del mio Dio, devo confessare che dopo che avessi detto quanto mai si possa dire da qualunque dottore, mai dirò quanto è in realtà.

Oh, quanto è mai grande l’amore che mi dimostrò il mio Dio in questa comunicazione! Non è spiegabile.»

(Beata Elisabetta Canori Mora; "Diario - La mia vita nel cuore della Trinità" - II,26,1)

 

Suor Lucia Dos Santos (veggente delle apparizioni di Fatima):

Il 13 giugno 1929, suor Lucia ebbe una visione della santissima Trinità: «Una notte sola mi inginocchiai alla balaustra, in mezzo alla cappella a recitare prostrata le preghiere dell'Angelo. Sentendomi stanca, mi alzai e continuai a recitarle con le braccia incrociate. L'unica luce era quella della lampada. Improvvisamente tutta la cappella si illuminò di una luce soprannaturale, e sull'altare apparve una Croce di luce che arrivava fino al tetto. In una luce più chiara, nella parte superiore della Croce, si vedeva un volto di uomo con il corpo fino alla cintola [il Padre], sul petto una colomba di luce [lo Spirito Santo], e inchiodato sulla croce il corpo di un altro uomo [il Figlio]. Un poco sotto la cintola, sospesi nell'aria si vedevano un calice e una grande Ostia sulla quale cadevano alcune gocce di sangue che scorrevano sul volto del Crocifisso e da una ferita del costato. Scivolando sull'Ostia, queste gocce cadevano nel calice. Sotto il braccio destro della croce stava la Madonna (era la Madonna di Fátima con il suo Cuore Immacolato nella mano sinistra, senza spada né rose, ma con una corona di spine e fiamme)... Sotto il braccio sinistro [della croce] alcune grandi lettere, come fossero di acqua cristallina che scorreva sull'altare, formavano queste parole: Grazia e Misericordia. Compresi che mi veniva mostrato il mistero della santissima Trinità, e ricevetti su questo mistero lumi che non mi è permesso rivelare.»

(Suor Lucia Dos Santos; "Memórias e Cartas da Irmã Lúcia", pagg. 462 e 464)

 

Ida Peerdeman (veggente delle apparizioni di Amsterdam):

«In questa domenica della SS. Trinità, al momento della Consacrazione, vidi una "Luce" magnifica giungere sull’altare. Era una triplice "Luce", nettamente separata e tuttavia era una sola "Luce". Mi parve che una "Luce" si fondesse con l'altra e diventasse poi una grande, bellissima "Luce" celestiale.»

(Ida Peerdeman; "Esperienze eucaristiche" - 9 giugno 1974)

 

 

 

A cura di "Profezie per il Terzo Millennio" - Giugno 2004
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