La Beata Madre Elena Aiello

 

 

 

LA VITA

Madre Elena Aiello

Elena Aiello nacque a Montalto Uffugo, provincia di Cosenza, il 10 aprile 1895, mercoledì della Settimana Santa, da Pasquale Aiello e Teresa Paglilla.

La piccola Elena visse in un ambiente familiare esemplarmente cristiano. Pasquale Aiello era annoverato tra i migliori sarti della zona. Veniva descritto come un uomo di una onestà eccezionale, squisito nei modi, appariva ed era un perfetto gentiluomo, rispettava ed era rispettato.

Nel 1905 morì, ancora giovane, la moglie Teresa lasciando ben otto figli: Emma, Ida, Elena, Evangelina, Elisa, Riccardo, Giovannina e Francesco; un'altra figlia, M. Teresa, era morta un mese prima, a un solo anno di età. Ciascuno di essi aiutava, in proporzione all'età e alle altre peculiari occupazioni, il genitore nel suo lavoro.

Elena aveva manifestato subito una viva intelligenza: a quattro anni ripeteva già le formule del catechismo; a sei (1901) venne mandata dalle Suore del Preziosissimo Sangue, per frequentare le scuole elementari e continuare l'istruzione religiosa.

Nell'istituto delle Suore, la piccola, dopo la preghiera, esprimeva sempre il desiderio di voler assistere alla S. Messa; ma nell'Istituto non veniva celebrata ogni mattina e allora la piccola Elena, quando poteva, scappava nella vicina chiesa per soddisfare il suo vivo desiderio.

Rientrando a casa, dopo la scuola, aiutava anche lei, sotto la guida della sorella, nel comune lavoro di cucito.

Le Suore dell'Istituto, vedendo il suo progresso e la sua preparazione nella conoscenza del catechismo, incominciarono - ad otto anni - a portarla con loro, per abituarla ad insegnare ai più piccoli la dottrina cristiana.

Il tempo libero lo dedicava agli altri lavori domestici ed alle immancabili preghiere quotidiane.

La Calabria, durante la Prima Guerra Mondiale subì come e forse più delle altre regioni, per le carenze in campo igienico e sanitario, la furia dell'epidemia di "spagnola", che gettava nella desolazione interi quartieri e paesi. Elena in quel periodo passava la sua giornata assistendo gli infermi, occupandosi perfino della confezione di rozze casse di legno per seppellire "cristianamente - come lei stessa affermava - le infelici vittime dell'epidemia".

Durante il periodo dell’epidemia, maestro Pasquale lasciò che Elena passasse anche la notte nell'Istituto con le Suore, per timore che portasse il contagio in famiglia. E le Suore incominciarono a considerarla come una di casa, accarezzando il pensiero di accoglierla quanto prima nella loro congregazione. E il padre, vista la decisione e l'insistenza di Elena, finita ormai la tempesta del dopoguerra, le diede il permesso di farsi suora. E così, il 18 agosto 1920, Elena fa il suo ingresso nell'Istituto delle Suore del Preziosissimo Sangue.

Ma la permanenza di Elena nell’Istituto non sarebbe durata molto. Un giorno la Madre Generale, mentre saliva le scale, da un finestrino la vide nella lavanderia distesa a terra. Subito venne sollevata e messa a letto. Si constatò che dall'omero sinistro fino al collo era tutto nero. Fu chiamato il medico che consigliò un intervento chirurgico. Ma si tardò ad operare, mentre insorgeva una febbre persistente. Le Suore decisero allora di farla operare dallo stesso medico della comunità, assumendo esse ogni responsabilità.

Il 25 marzo 1921 (martedì santo), nello stesso dormitorio, seduta e legata ad una sedia, Elena sopportò l'asportazione della carne annerita, senza anestesia, neppure locale; tenendo tra le mani un piccolo crocifisso di legno e avendo di fronte un quadro dell'Addolorata.

Insieme alla carne annerita, il medico tagliò anche dei nervi, tanto che la spalla rimase immobile e la bocca serrata. L'impressione lasciata sulla sofferente fu tremenda; per circa quaranta giorni fu tormentata dal vomito.

Avvicinandosi poi il tempo della vestizione, Elena, con un grande sforzo di volontà, con la ferita ancora aperta, volle alzarsi dal letto e seguire il corso degli esercizi spirituali, nella speranza di vestire l'abito religioso. Per correggere il difetto della spalla riuscì a mettere un busto, che serviva a raddrizzarla. Ma vista la sua grave condizione fisica, il Padre Direttore non poté che consigliarle di far ritorno in famiglia per curarsi bene e potere quindi ritornare in monastero.

In quel periodo Elena scrisse nei suoi appunti di avere ricevuto due volte, in quella circostanza, e pochi giorni prima che lasciasse il monastero, da parte del Signore, un invito alla rassegnazione, ad accettare quanto avrebbe disposto su di lei, e un invito ad abbracciare la croce che le andava preparando.

Elena intanto era deperita a tal punto da essere irriconoscibile. Non poteva né lavarsi, né pettinarsi da sé; il braccio sinistro era paralizzato e sulla spalla c'era una piaga, che ben presto avrebbe cominciato a verminare. Il padre, molto preoccupato per la condizione di Elena, la portò a Cosenza per farla visitare. Il professore che la esaminò, così concluse: «Niente posso farti, figlia mia, perché sei stata rovinata; il medico che ti ha operato... non è un chirurgo; sono stati tagliati dei nervi...; solo un miracolo potrà risolvere il tuo stato di salute; ormai è già in atto la cancrena!».

Qualche tempo dopo i medici ordinarono ad Elena anche una visita accurata e una radiografia per accertare la causa de gravi disturbi gastrici che continuava a lamentare. Fu ricondotta pertanto all'Ospedale Civile di Cosenza, dove le venne diagnosticato un cancro allo stomaco.

Elena rivolse una fervida preghiera a Santa Rita domandando la guarigione dal nuovo male che l'aveva colpita allo stomaco. Nei suoi appunti Elena racconta che mentre pregava, vide la statua di Santa Rita circondarsi di vividi fulgori abbaglianti. Nella notte, la Santa le apparve e le parlò: voleva che si istituisse a Montalto il suo culto per ravvivare la fede di quella gente, e chiedeva ad Elena di fare un triduo in suo onore. Il giorno dopo Elena ritornò a Montalto e incominciò il triduo a Santa Rita. Alla fine di esso, la visione si rinnovò: il triduo, diceva la Santa, andava ripetuto. Compiutolo, Elena sarebbe stata guarita dal grave male allo stomaco. Le sarebbe rimasta l’infermità alla spalla, dovendo soffrire per i peccati degli uomini.

E in effetti, il 21 ottobre del 1921, Elena ebbe la grazia della completa guarigione dal tumore gastrico. La sorella Evangelina dalla camera attigua vide una forte luce che attraverso la fessura della porta si irradiava dalla stanza di Elena, e credendo si trattasse di un incendio si precipitò nella stanza della sorella. Si accostò al suo letto, vide che Elena era come assopita priva di sensi e preoccupata chiamò gli altri familiari, temendo addirittura che fosse morta. Rientrando nella stanza trovarono Elena assolutamente normale che raccontò loro la visita di S. Rita, la guarigione, le parole della visione; dopo chiese qualcosa da mangiare.

Il 2 marzo 1923, primo venerdì del mese, avvenne, per la prima volta, quel fenomeno straordinario che attirerà su Elena l'attenzione di tanta gente, da regioni anche lontanissime, e che si ripeterà ogni anno, fino alla sua morte. Al mattino, dopo la comunione, una voce interna le preannunziava imminente il nuovo genere di sofferenza prescelto per lei dal Signore. Verso le ore 15 era a letto molto sofferente per la piaga cancrenosa alla spalla sinistra; le apparve il Signore vestito di bianco, con la corona di spine. All'invito se voleva partecipare alle sue sofferenze, Elena rispose affermativamente; allora il Signore togliendosi dal Suo capo la corona la pose sul capo di lei. A tale contatto uscì un'abbondante effusione di sangue. Il Signore le comunicò che voleva quella sofferenza per convertire i peccatori, per i molti peccati d'impurità, e lei doveva essere vittima per soddisfare la Divina Giustizia.

Una certa donna di nome Rosaria, inserviente di famiglia, dopo aver prestato il suo servizio stava per andarsene; avvertendo alcuni lamenti che venivano dalla stanzetta di Elena, si affacciò cautamente per rendersi conto di quanto stava accadendo. Sorpresa alla visione di tanto sangue, subito avvisò i familiari pensando che Elena fosse stata uccisa. Immediatamente accorsero nella stanzetta tutti i familiari e trovandosi di fronte a quello spettacolo fecero chiamare i medici e i sacerdoti del paese. Il Dott. Adolfo Turano praticò dei lavaggi, ma il sangue continuava ad uscire dal capo. Dopo tre ore di alterno sanguinamento il fenomeno scomparve da sé. Tutti rimasero sorpresi, confusi, impressionati perché non sapevano spiegare in nessun modo quanto era avvenuto.

Il secondo venerdì di marzo prima delle ore quindici si recarono in casa il Dott. Turano e parecchie altre persone per controllare se lo straordinario evento si fosse ripetuto. E in effetti, esattamente alla stessa ora si ripropose lo stesso fenomeno; allora il dottore cercò di asciugare il sangue con un fazzoletto, ma al contatto con la parte sofferente la pelle si irritava talmente da lasciarle tutti i pori aperti e molto dolenti.

Il terzo venerdì di marzo una signora di S. Benedetto Ullano (D. Virginia Manes), madre del medico Dott. Aristodemo Milano, fu mandata dal figlio per costatare il fatto e bagnare un fazzoletto nel sangue. La donna, rimasta sola nella celletta di Elena, le asciugò la fronte con un fazzoletto, che poi piegò e conservò. Ritornata a San Benedetto trovò inspiegabilmente il fazzoletto completamente pulito e senza alcuna traccia di sangue. Il figlio dinanzi al racconto della mamma si convertì ricevendo il battesimo.

In una visione il Signore, rispondendo alle lagnanze di Elena per tutto quello che le veniva fatto per il sudore di sangue, le spiegò che era Lui che la faceva soffrire, che doveva essere una sua vittima per il mondo, che non si doveva affliggere, che le avevano tolto il Crocifisso perché Lui era sempre presente nel suo cuore e che a conferma di questo le avrebbe dato un segno a tutti visibile facendo riflettere nel suo corpo le piaghe della sua Passione. Difatti nell'ultimo venerdì di marzo Elena soffrì nel corpo coperto di piaghe e Gesù le disse: «Anche tu devi essere simile a Me perché devi essere la vittima per tanti peccatori e soddisfare alla giustizia del Padre mio perché essi siano salvi».

Verso le cinque Gesù le diceva: «Figlia mia, ammira come soffro! Ho versato tutto il mio sangue per il mondo ed ora va tutto in rovina; nessuno si avvede delle scelleraggini di cui è ricoperto. Considera l'acerbità del mio dolore per tante ingiurie e disprezzi che ricevo da tanti malvagi e dissoluti...». [a]

Il Venerdì seguente, a tutte le altre piaghe delle mani e dei piedi si aggiunse la ferita del Costato.

Il giorno del Corpus Domini si rinnovò il dolore alle piaghe con una nuova effusione di sangue dalle medesime che infine si rimarginavano perfettamente.

I fenomeni sopra accennati in Elena non ostacolarono affatto la sua straordinaria attività, la normalità della sua vita religiosa, l'espletamento delle sue funzioni di fondatrice e superiora generale di una nuova congregazione.

Le sofferenze del venerdì santo avvenivano abitualmente con l’assoluta esclusione di ogni curioso, le porte della casa rimanevano completamente chiuse. Al mattino del sabato santo suor Elena era già, come di consueto, al suo posto di preghiera, di lavoro, di responsabilità, come se nulla fosse accaduto.

Per altro quei fenomeni non le facilitarono certo i rapporti con le autorità ecclesiastiche, anzi risultarono talvolta una fonte di dispiaceri e di umiliazioni. Ma la gente, nelle sue tribolazioni, accorreva a lei, a lei ci si rivolgeva prima di decisioni importanti.

Chi chiedeva di «Suor Elena Aiello» per averne l'indirizzo, vedeva per lo più sul volto dell'interpellato l'espressione manifesta di chi sente per la prima volta nominare quella persona; ma bastava aggiungere qualche accenno ai fenomeni suddetti, come «la suora che suda sangue», per sentirsi rispondere: «Ah! voi cercate 'a monaca santa», e aveva subito l'indicazione precisa. E fu questo l'appellativo abituale di Suor Elena.

Diversi furono gli annunci dati da Elena che sarebbe completamente guarita dal tormentoso male della spalla. In una lettera del 10 maggio 1924 a Mons. Mauro, così di esprimeva Suor Elena:

«Rev.do Padre, ieri verso le ore 3 pomeridiane mi apparve Gesù dicendomi: "Figlia mia diletta vuoi guarire oppure vuoi soffrire?". Io gli dissi: "A soffrire con Voi, Gesù mio, si soffre tanto bene. Ma fate quello che volete". E Gesù: "Ebbene ti farò guarire, ma sappi che ogni venerdì, ti farò entrare in tristezza, così mi starai più unita". Detto questo scomparve…». [a]

Così al dott. Adolfo Turano, chiamato dai familiari per l'aggravarsi dello stato dell'inferma, Elena appena qualche giorno prima del 22 maggio, rifece il racconto di una visione avuta da S. Rita, con l’indicazione che l'avrebbe guarita il giorno 22, nel pomeriggio. Il dottore, date le condizioni dell'inferma, giudicò espressione di delirio quelle affermazioni, e in tal senso ne parlò ai familiari.

Il giorno 22, mentre Elena con grande forza d'animo era intenta a togliere da sé, aiutandosi con uno specchio e usando degli stecchini, i vermi che si formavano nella sua piaga alla spalla, avvenne il miracolo. Ecco la narrazione fatta dalla sorella di Elena, Emma: «...Quando assunsi il pietoso compito di estrarli [i vermi dalla spalla; N.d.R.], usai lo stesso metodo di Elena: lo stecchino. Slabbravo la pelle che circondava le piaghe profonde e li facevo saltare con lo stecchino, ma più ne toglievo, più ce n'erano! Poi vi deponevo una polverina gialla che mi avevano indicato, senza nessun risultato.

Elena sopportava con rassegnazione quel tormento, ma la sua fede in S. Rita era incalcolabile. Aveva la certezza di guarire; ma non tutti potevano credere. Erano tre anni! Nella notte del 21 maggio 1924, Elena sognò S. Rita dirle che all'indomani alle 15 l'avrebbe guarita.

In quel mese di Maria, come nei precedenti giorni recitavamo il Rosario... Recitato il Rosario, a cospetto della statua con lo sportello della custodia aperto, Elena cominciò a pregare... E aiutata da me, si alzò e si accostò alla statua. Avemmo l'impressione che la mano di Santa Rita, protesa verso il Crocifisso, si fosse scostata per raggiungere la mano del lato offeso di Elena e sollevargliela in alto, e che una vibrazione scuotesse la statua e la custodia. Elena, fra la commozione di noi ancora increduli, ripeté: "Sono guarita! Sono guarita!"... Quando le volli vedere la piaga, la trovai chiusa, e vi si scorgeva una cicatrice». [a]

Nel 1926 le sofferenze dei venerdì di marzo e del venerdì santo si ripeterono regolarmente. Il Signore nelle visioni manifestava chiaramente ad Elena che voleva iniziata l'Opera.

Nel 1928, all'età di 33 anni, fondò l’ordine delle Suore Minime della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo. A quel tempo, anche se tutti la chiamano suora, canonicamente non era tale. Madre Elena non conobbe le tappe canoniche che oggi regolano il cammino della formazione alla vita religiosa. Solo il 3 ottobre 1949, all'età di 54 anni, emise i voti perpetui ricevuti da Monsignor Aniello Calcara, Arcivescovo di Cosenza.

Madre Elena Aiello con una delle bambine di cui si prendeva cura

Il primo lavoro fu quello dell'educazione dei figli del popolo. Ne furono raccolti un centinaio, che vennero istruiti, educati nell'asilo e nella scuola di ricamo e preparati per la prima Comunione.

Nel primo periodo Suor Elena, assieme ad un’aiutante, Suor Gigia, raccoglievano per le case i bambini e le giovanette nella Chiesa della Madonna di Loreto istruendoli nelle verità religiose e preparandoli alla prima Comunione.

L'Opera, benedetta da Dio e incoraggiata dalle Autorità ecclesiastiche, ebbe il plauso di tutta la città di Cosenza che non mancò d'incoraggiarla e sostenerla con la cooperazione della carità cristiana. Dopo un anno erano già ricoverate 24 bambine.

E' così che, confidando nella Provvidenza, Elena iniziava dal nulla l'opera chiestale dal Signore e con la più grande tranquillità si occupava giorno per giorno di compiere i suoi doveri di religiosa e di Superiora, nei confronti delle piccole e della comunità. Tutta la vita di Elena fu una continua dimostrazione di questa fede ardente, di questa quiete inalterabile dell'animo che proviene dall'abbandono completo a Dio. Fede operosa, e continuamente irrobustita dall'esercizio della carità di Cristo.

S. Teresa del Bambino Gesù mostrò talvolta la sua compiacenza alla piccola comunità che a lei si intitolava. Un giorno, apparve dolcemente sorridente a tutte le piccole che nel laboratorio lavoravano recitando qualche preghiera; il chiasso che ne seguì fece accorrere Suor Elena dal piano superiore: erano tutte eccitate per «aver visto» la santa carmelitana. Risalendo donde era venuta, Elena vide anche lei S. Teresa che dalla soglia della stanza le sorrise.

Per la povertà di Suor Elena il fitto dell'abitazione era un peso non indifferente; anche qui venne un aiuto inatteso. Il fondatore e direttore della locale Cassa Rurale, mise a disposizione dell'Istituto i vecchi locali della sua Banca. Suor Elena e Suor Gigia si trasferirono subito nella nuova casa. I locali molto più ampi permisero di aumentare il numero delle orfanelle e delle suore.

Ciò che colpisce di più è l'aiuto modesto offerto da povera gente. Ma ci voleva ben altro per equilibrare e assicurare un bilancio, tra oneri quotidiani sicuri e offerte inadeguate alterne. Questa sproporzione evidente fa intravedere l'azione della Provvidenza, che, con interventi anche straordinari, non fece mancare mai il necessario.

L'11 settembre 1935 non c'era proprio nulla in cucina per il pranzo. Mentre una consorella, Suor Angela, chiedeva alla Superiora del denaro, entrò un sacerdote che domandò di dire Messa e passò subito in sacrestia. Suor Elena, che non aveva nulla, rispose a Suor Angela di ascoltare prima la Messa, in qualche modo il Signore avrebbe poi provveduto.

E la preghiera di Elena, delle Suore e delle orfanelle fu subito accolta: dopo l'elevazione, per la cappella si avvertì un forte profumo. Suor Elena che recitava l'ufficio della Madonna, nel suo libretto, alla seconda pagina, vide tra l'immaginetta della Madonna Addolorata e quella di S. Teresina, un biglietto da 50 lire. Era sicura che prima nel suo libretto non ci fosse proprio nulla, aveva recitato la sera precedente le medesime preghiere, nella medesima pagina.

Comunque, finita la S. Messa e donate le 50 lire per la spesa del giorno, Suor Elena con le sue bambine ritornò in Cappella pregando il Signore, a udita di tutte, «di far trovare altre cinquanta lire allo stesso posto nel libro, per dimostrare chiaramente che le prime cinquanta lire erano state non dimenticate da qualcuno, ma mandate realmente dalla Provvidenza!».

A sera, quando la comunità si adunò in cappella per le ultime preghiere, si avvertì lo stesso profumo del mattino. Le suore aprirono di nuovo il libretto e tra le due immaginette furono trovate altre cinquanta lire, con scritto nel rotondo bianco a lapis verde «50+50=100» e con alcune lettere dell'alfabeto greco. Al mattino seguente, Elena raccontò l'episodio al confessore, Can. Mazzuca, che volle vedere il biglietto delle cinquanta lire; ma la scritta nel tondo bianco era completamente scomparsa.

Nel 1934, vigilia di S. Giuseppe, si doveva pagare l'importo per un quintale di olio. Suor Elena adunò le sue orfanelle intorno all'altare, pregando il grande santo, capo della S. Famiglia. Verso sera si presentò all'Istituto un benefattore con un'offerta, corrispondente con esattezza all'importo dovuto per il quintale di olio.

Un giorno (già nell'attuale Casa Generalizia, 1937) Elena si accorse che mancava il pane, e mentalmente ne rivolse preghiera al Signore. In quel momento, una guardia municipale bussò per consegnare all'Istituto 36 kg. di pane, sequestrato in quella mattina.

A gennaio del 1948, con Decreto della Segreteria della S. Congregazione dei Religiosi, l'Istituto delle Suore Minime della Passione di N.S.G.C. venne elevato a Congregazione di diritto Pontificio. L'istituto ottenne quindi il riconoscimento giuridico, con Decreto Presidenziale dell'8-7-1949.

Le Case aperte da Suor Elena furono 18. Per diversi anni le Suore ebbero una Casa a Pentone (Catanzaro), aperta il 10 febbraio 1952, con asilo infantile e laboratorio di taglio, cucito e ricamo. Per qualche tempo furono a Pietrapaola che lasciarono il 31 agosto del 1953.

Dovunque, alle attività specifiche della Congregazione (educazione delle bambine), le Suore unirono sempre per la Casa Generalizia l'assistenza nelle parrocchie, con catechismo, azione cattolica, Messa del fanciullo.

La fama di santità della «monaca santa» era tale che il Prefetto Guido Palmardita parlò di Suor Elena a Benito Mussolini, che se ne interessò vivamente e mandò anche un sensibile aiuto alla Casa di Cosenza. E' questo un precedente che spiega la perplessità creata nel Duce dalla missiva che Suor Elena gli fece pervenire alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale. Tale lettera fu pubblicata il 19 marzo 1956 dal «Giornale d'Italia».

«Cosenza, 23 Aprile 1940. Al Capo del Governo Benito Mussolini Duce,

vengo a Voi in nome di Dio per dirvi ciò che il Signore mi ha rivelato e che vuole da voi. Io non volevo scrivere, ma ieri, 22, il Signore mi è apparso di nuovo imponendomi di farvi sapere quanto segue:

"Il mondo è in rovina per i molti peccati e particolarmente per i peccati d'impurità che sono arrivati al colmo dinanzi alla Giustizia del mio Padre Celeste. Perciò tu dovrai soffrire ed essere vittima espiatrice per il mondo e particolarmente per l'Italia, dove è la sede del mio Vicario. Il mio Regno è regno di pace, il mondo invece è tutto in guerra.

I Governatori dei popoli sono agitati per acquistare nuovi territori. Poveri ciechi!... Non sanno che dove non c'è Dio non vi può essere alcuna vera conquista! Nel loro cuore non vi è che malvagità e non fanno che oltraggiarmi, deridermi, disprezzarmi! Sono demoni di discordia, sovvertitori dei popoli e cercano di travolgere nel terribile flagello anche l'Italia, dove sta Dio in mezzo a tante anime e la sede del mio Vicario, Pastor Angelicus.

La Francia, tanto cara al mio cuore, per i suoi molti peccati, presto cadrà in rovina e sarà travolta e devastata come Gerusalemme ingrata.

All'Italia, perché sede del mio Vicario, ho mandato Benito Mussolini, per salvarla dall'abisso verso il quale si era avviata, altrimenti sarebbe arrivata in condizioni peggiori della Russia. In tanti pericoli l'ho sempre salvato; adesso deve mantenere l'Italia fuori della guerra, perché l'Italia è civile ed è la sede del mio Vicario in terra.

Se farà questo avrà favori straordinari e farò inchinare ogni altra Nazione al suo cospetto. Egli invece ha deciso di dichiarare la guerra, ma sappia che se non la impedirà, sarà punito dalla mia Giustizia!".

Tutto questo mi ha detto il Signore. Non crediate, o Duce, che io mi occupi di politica. Io sono una povera Suora dedicata all'educazione di Piccole abbandonate e prego tanto per la vostra salvezza e per la salvezza della nostra Patria.

Con sincera stima dev.ma Suor Elena Aiello». [a]

La lettera fu consegnata alla sorella del Duce, Donna Edvige Mancini Mussolini, il 6 maggio 1940; ed ella la consegnò a Mussolini qualche giorno dopo.

Il 15 maggio 1943, Madre Elena mandò la seguente lettera a Donna Edvige:

«Gent.ma Donna Edvige,

questo mio lungo silenzio vi avrà fatto forse pensare che io mi sia dimenticata di voi, mentre invece io mi ricordo tutti i giorni, nelle mie povere preghiere, seguendo sempre le dolorose vicende della nostra bella Italia.

Noi ci troviamo fuori Cosenza, a causa dei bombardamenti. La barbarie nemica ha sfogato il suo odio, sganciando bombe sulla città di Cosenza, causando devastazione, dolore e morte fra la popolazione civile.

Io mi trovavo a letto con le sofferenze: tre bombe sono cadute vicino al nostro Istituto, ma il Signore ci ha salvato nella sua infinita bontà e misericordia. Per tenere lontane le bambine dal pericolo di nuove incursioni, ci siamo rifugiate a Montalto Uffugo, mio paese natio, dove ci troviamo certamente a disagio, ma tutto offriamo al Signore per la salvezza dell'Italia.

La ragione di questo mio scritto è per rivolgermi nuovamente a voi, come nel mese di maggio del 1940, quando venni a Roma presentata dalla Baronessa Ruggi, per consegnarvi in inscritto le rivelazioni avute dal Signore riguardo al Duce. Ricordate quando il 6 maggio del 1940 dicevamo che il Duce aveva deciso di fare la guerra, mentre il Signore gli faceva sapere nella mia lettera che doveva salvare l'Italia dalla guerra altrimenti sarebbe stato punito dalla Sua divina Giustizia? "In tanti pericoli - diceva Gesù - l'ho sempre salvato; anche lui, adesso, deve salvare l'Italia dal flagello della guerra, perché vi è la sede del mio Vicario. Se farà questo gli darò favori straordinari e farò inchinare ogni altra Nazione al suo cospetto; invece lui ha deciso di fare la guerra, ma sappia che se non la impedisce, sarà punito dalla mia Giustizia".

Ah!... se il Duce avesse dato ascolto alle parole di Gesù, l'Italia non si sarebbe trovata ora in così triste condizione!... Io penso che il cuore del Duce sarà molto rattristato nel vedere l'Italia, da un giardino fiorito, trasformato in un campo deserto, seminato di dolore e di morte. Ma perché continuare questa guerra terribilmente crudele, se Gesù ha detto che per nessuno vi sarà vera vittoria? Perciò, Cara Donna Edvige, dite al Duce, a nome mio, che questo è l'ultimo avviso che il Signore gli manda. Potrà ancora salvarsi mettendo tutto nelle mani del Santo Padre. Se non farà questo - diceva il Signore - presto scenderà su di lui la Giustizia Divina. Anche gli altri Governatori che non ascolteranno gli avvisi e le direttive del mio Vicario saranno raggiunti e puniti dalla mia Giustizia. Vi ricordate il 7 luglio dell'anno scorso quando mi dicevate che cosa ne sarebbe stato del Duce ed io vi risposi che se non si fosse mantenuto unito al Papa sarebbe finito peggio di Napoleone? Ora vi ripeto le stesse parole: Se il Duce non salverà l'Italia rimettendosi a quanto dirà e farà il Santo Padre, presto cadrà; anche Bruno dal cielo chiede al padre la salvezza dell'Italia e di lui stesso.

Il Signore dice spesso che l'Italia sarà salva per il Papa, vittima espiatrice di questo flagello, perciò non vi sarà altra via per la vera pace e per la salvezza dei popoli, fuori di quella che traccerà il Santo Padre.

Cara Donna Edvige, riflettete bene come tutto ciò che ha detto il Signore si sia perfettamente avverato.

Chi è che ha causato tanta rovina all'Italia? Non è stato forse il Duce per non avere ascoltato le parole di nostro Signore Gesù Cristo?

Ora potrà ancora rimediare facendo quanto vuole il Signore.

Io non mancherò di pregare». [a]

Erano sempre numerose le persone che venivano anche da lontano per conoscere Madre Elena, per trovare uno spiraglio di luce alle loro angosce, un sollievo al loro dolore, una parola di fede allo smarrimento apparentemente senza via di uscita.

Lei sapeva ascoltare silenziosa la manifestazione dell'animo in pena, come conosceva il momento per parlare. Non tentava di cancellare il dolore con l'oblio, bensì d'ingrandirlo e nobilitarlo con la fede e con la speranza. Più spesso, si ricorreva a Suor Elena quando la sventura era soltanto una minaccia. Allora lei pregava e prometteva preghiere dalle sue bambine, disponendo l'animo in angoscia alla speranza o alla rassegnazione.

Ecco perché i benefattori si ritenevano sempre debitori verso «'a monaca santa»: ricevevano molto più di quanto ben volentieri essi potevano fare per lei e per l'Istituto.

Quante famiglie guardavano a Suor Elena, alle sue preghiere, alle sue sofferenze, come a un loro parafulmine, a una loro sicurezza, tanta era la fiducia che in lei riponevano.

Non di rado la Madre parlava di visite, di colloqui avuti nella notte, con defunti che particolari rapporti avevano avuto in vita con lei e con l'Istituto. Così dopo venti giorni dalla morte, vide nella sua stanza, seduta nella poltrona ai piedi del letto, la madre di un sacerdote di sua conoscenza (don Franco), con la quale ebbe un colloquio di circa venti minuti.

Una mattina, presto, tutta la Casa Madre fu svegliata da un grande rumore, come di un grande colpo che aveva aperto la porta della stanza di Suor Elena. Accorsero tutti, e lei con la consueta calma, raccontò la visita fatta dal defunto P. Vincenzo Donnarumma (ex direttore spirituale della Congregazione), che era venuto a ringraziarla per le intense preghiere fatte rivolgere a Dio per la sua anima da tutta la comunità.

Il pensiero della patria celeste era continuo in Suor Elena che spesso parlava della sua morte. Nel 1961 alle consuete sofferenze fisiche si aggiunse una forte febbre continua, che i medici non riuscirono a spiegare e ad eliminare.

Il 12 giugno 1961 Madre Elena fu portata nell’ospedale San Giovanni in Roma. La notte tra il 12 e il 13 giugno, le infermiere avvertirono un forte profumo nella stanza dove lei era ricoverata. Allora le venne chiesto: "Madre domani è la festa di Sant’Antonio che le farà certamente la grazia della guarigione". Ella con grande serenità rispose: "Domani, né Sant’Antonio, né Santa Rita, né la Madonna faranno il miracolo".

Domenica, 18 giugno, verso le due circa, il Parroco assistito da don Franco amministrò a Suor Elena l'Unzione degli Infermi, e insieme recitarono le preghiere per i moribondi. Alle 5,30 don Franco celebrò la S. Messa nella Cappella che è quasi di fronte alla stanza della Madre. Finita la S. Messa, Suor Elena cessò di soffrire. Erano circa le 6,19 di lunedì 19 giugno 1961.

La morte era giunta per tutti inaspettata. La salma fu amorevolmente trasferita in Cappella, tutta adorna di fiori bianchi. Il 21 giugno la salma arrivò a Cosenza. La notizia intanto si era diffusa e la folla accorreva ad ossequiare e a pregare.

P. Bonaventura da Pavullo, per diverso tempo Assistente Pontificio dell'Istituto, avendo avuto modo di conoscere bene Suor Elena, parlava di lei come di una donna di poca istruzione che aveva però una intelligenza aperta, un intuito pratico vivissimo, un gran buon senso e una forte volontà. Si esprimeva ordinariamente in quel suo dialetto calabrese, di Montalto Uffugo, ove era nata.

Aveva una somma rettitudine con cui si regolava e reggeva in tutto il suo operare, reprimendo quando occorresse il suo fiero carattere e la sua marcata personalità.

Era assolutamente schietta, semplice e spontanea, sia nel tratto che nelle parole, con tutti, anche con le alte Autorità civili e religiose con cui aveva spesso a che fare, senza, con questo venire mai meno al doveroso rispetto. E queste anziché dolersene, o meravigliarsene, ne godevano e restavano edificate.

Aveva uno spirito di Fede vivissimo. Parlava di Gesù e della Madonna come di Persone di famiglia. Nutriva profonda devozione per la SS. Eucaristia, per la Passione di Gesù e per la Vergine SS. Addolorata e Mediatrice degli uomini. La corona del S. Rosario l'aveva costantemente avvolta al polso a portata di mano, e la sgranava in tutti i momenti liberi. Delicatissima di coscienza, era però altrettanto aliena dagli scrupoli e dalla pietà meccanica o formalistica. Amava trattare con il Signore - come S. Teresina, sua Patrona - con grande confidenza, pieno abbandono e naturalezza infantile. Sentiva la sua piccolezza e nullità, ma non per questo era pusillanime; perché la sua era un’umiltà autentica. E questo spiega la facilità con cui parlava dei suoi fenomeni mistici, però coi Sacerdoti e persone riservate e di confidenza, di preferenza; affinché ne venisse lodato il Signore. E lo faceva con molta semplicità e naturalezza.

Non poteva sopportare il raggiro e la doppiezza e li smascherava e condannava apertamente e sdegnosamente. Si ribellava contro l'ingiustizia e la denunciava, da qualsiasi parte venisse, soprattutto se perpetrata ai danni dei poveri, dei deboli e degli indifesi. Più volte sacrificò la prudenza (umana) e le civili convenienze, pur di urlare in faccia agli sfruttatori tutto il suo sdegno e la minaccia dei severi castighi di Dio. Per questa sua franca e coraggiosa linearità, incontrò incomprensioni, umiliazioni e anche danno materiale.

Solo il peccato le incuteva paura e orrore, e gli mosse guerra spietata, ovunque lo scorgesse. Per i peccatori invece aveva una compassione materna; pur di salvarli non risparmiava preghiere, lacrime di sangue e martirio non solo mistico.

 

I FENOMENI SOPRANNATURALI E GLI STUDI SCIENTIFICI

Numerosi erano i fenomeni straordinari che accadevano sul corpo di Madre Elena e nei luoghi dove lei abitualmente viveva.

Ecco la relazione che il Dott. G. Battista Molezzi scrisse il 23 novembre 1938 per l'Arcivescovo Mons. Roberto Nogara.

Le stigmate

«Suor Elena Aiello e le sue stigmate.

Quello che io dirò intorno a Suor Elena Aiello, il cui organismo in ogni Venerdì di Passione presenta fenomeni tali da rendere straordinariamente sorpresi, risulta da mie dirette osservazioni fatte nella sua casa in Montalto Uffugo ed a Cosenza nell'istesso suo Asilo delle "Piccole Abbandonate".

Non entrerò in vane discussioni, né in argomenti dove per poco entri la religione, ma riferirò soltanto quanto ho visto, e quello che mi ha colpito di meraviglia e di viva commozione allorquando ne' detti Venerdì di Passione vidi prodursi in modo impressionante le diverse stigmate sanguinanti, come appresso descriverò, ed il quadro veramente tragico delle sofferenze che martoriano quel povero corpo.

Tralascio di parlare delle gravi malattie delle quali suor Elena guarì senza i rimedi della scienza, ma in seguito a soprannaturali interventi com'essa stessa narra, e su' quali mi prefiggo d'intrattenermi, sperando di tracciare un giorno, se il Signore me ne darà la forza e l'attitudine, la vita della stigmatizzata.

Molti de' fenomeni furono studiati da scienziati quali il Fabrizio ed il Martelli, ma senza poter venire a capo di una spiegazione qualsiasi.

Innanzi tutto bisogna accennare all'esistenza fisica di Suor Elena, che senza concedersi sia anche un pasto frugale, ma cibandosi semplicemente di un po' di legumi e bevendo solo acqua, sopporta una vita di lavoro ininterrotto che fiaccherebbe ogni altro organismo ben costituito, e ciò nonostante le sofferenze alle quali il suo fisico va soggetto. Può dirsi che Suor Elena viva del suo digiuno che se non è straordinario, come quello dell'altra stigmatizzata, Suor Teresa Neumann, non è men degno di nota.

Ma quel che sorprende è la comparsa delle stigmate sanguinanti che ogni Venerdì di Passione e propriamente nelle ore in cui N. Signore Gesù Cristo soffrì sulla croce, si manifestano attorno alla fronte con la comparsa di numerosi punti emorragici come se prodotti da acute spine, e poi al costato, alle mani, a' piedi, e, fenomeno più spettacoloso, questi forati da parte a parte come si è verificato spingendo uno stecco di legno attraverso tutte e due le piante, come se veri chiodi le avessero traforate.

Tutte queste stigmate sanguinano abbondantemente tanto da restarne inzuppata molta biancheria.

Suor Elena resta allora in istato sonnambolico interrotto spesso da estasi dolorose, durante le quali rimane con le braccia aperte come su una croce, e gli occhi, spalancati, esterrefatti, fissantisi come su una lontana visione paurosa. Nello svegliarsi, e quando ha man mano ben ripreso la coscienza, afferma essere stata spettatrice della Passione di N. Signore, ed a parte di quella Tragedia Divina.

Tutti questi fenomeni cessano d'incanto passato il Venerdì Santo; delle stigmate sul costato, sulle mani e su' piedi restano macchie cicatriziali epidermiche che alle volte si coloriscono in rosa, e permangono, come puossi constatare in ogni tempo. Degno di nota è che Suor Elena da uno stato di prostrazione profonda, anzi di vera adinamia durante la quale più di una volta fa temere per la sua vita, la mattina del Sabato Santo si leva da letto ilare e forte, dà ordini, sopraintende a tutto, ed inizia la sua vita di operosità e di bene, come se nulla fosse successo nel suo organismo.

Or quanto abbiamo descritto si è voluto spiegare con i soliti fenomeni d'isterismo o con l'influsso del sistema nervoso. Ma vi è invece da domandarsi: ci troviamo d'innanzi ad un evento straordinario? E' ignoranza la nostra che non spiega la fenomenologia biologica e patologica oppure siamo d'innanzi alla manifestazione di un mistero intorno al quale la scienza si affatica invano?

Il certo è questo che uscendo dalla casa dove si è assistito allo strazio di quel povero corpo, si ha sempre presente agli occhi quel volto inanimato rigato di sangue che cola dalla fronte e dalle tempie, quella maschera di spasimi, ed il corpo sussultante ad ogni toccamento che il visitatore incauto si permette fare su quelle piaghe.

Sotto l'incubo di un pensiero per ciò che non è conosciuto e spiegato, l'uomo comune o di scienza rimane turbato e perplesso, e la mente non rifugge dal pensare all'influsso di una forza ignota ed occulta che spinge il dubbio ai margini del mistero. E dubbio e meraviglia crescono nel segreto di un pensiero: come cioè quest'anima portata dal vento dell'amore, possa dar forza al corpo martoriato continuamente da molteplici sofferenze se non sorretta da un potere Supremo.

Questo è quanto in mia fede e coscienza, ed anche nella mia qualità di medico curante, mi è dato affermare su quanto interessa la vita straordinaria di Suor Elena Aiello». [a]

 

Il sangue apparso su un pannello di masonite e le forme sacre impresse su un fazzoleto usato per asciugare il sangue

Il 25 marzo 1957 il P. Francesco Mazza inviava all'Arcivescovo, Mons. Calcara, una relazione dettagliata «sul fenomeno del sudore sanguigno e sul profilo del volto di Gesù» apparso su un pannello di masonite, «nella stanza di Suor Elena». Cercheremo di sintetizzare qui di seguito le linee essenziali di tale relazione. Il sacerdote spiegò che da parecchi anni tra il letto di Suor Elena e la parete, cui era addossato, erano stati posti alcuni riquadri di masonite per proteggere in qualche modo la degente dal freddo, dall'umido causato da una batteria di rubinetti d'acqua corrente dell'attiguo stanzino.

Sul riquadro rispondente ai cuscini, durante i fenomeni straordinari e in particolare nel venerdì della Settimana Santa, alcune gocce sprizzate dal volto della sofferente erano rimaste e vi si erano poi disseccate.

Il 29 settembre del 1955, verso la mezzanotte balenò una luce sull'angolo sinistro e inferiore del suddetto pannello, attirando la meravigliata attenzione di Madre Elena e di Suor Luisa Perna, che l'assisteva. Ed esse videro del sangue scorrere dalle antiche disseccate gocce del pannello. Suor Elena accostò le sue dita al legno e le ritrasse rosse di sangue. Al mattino riscontrò bagnata di sangue la sopracoperta bianca aderente al tramezzo.

Ebbe così inizio questo fenomeno, assolutamente inspiegabile. Si accostarono batuffoli di cotone e fazzoletti e furono ritirati bagnati di sangue, in forme determinate: di croce, di corona, di cuore. Il sangue continuò a fluire in diverse occasioni nell’arco di diversi mesi, talvolta anche in maniera particolarmente abbondante. Suor Elena a volte lavava energicamente la masonite con acqua, ma il sangue continuava a scorrere per tutta la giornata.

I lineamenti di un volto incominciarono a delinearsi, nitidi e precisi, sul pannello. Il sangue scorreva in particolare dagli occhi dell'effigie che richiamava un'immagine di Gesù nella sua Passione.

In una occasione (il 23 novembre 1956), quando il sangue incominciò di nuovo a scorrere dal pannello, si riuscì a raccoglierne abbastanza per farlo esaminare: risultò essere sangue umano. Il fenomeno, ad intervalli, continuò negli anni successivi, fino alla morte di Suor Elena.

 

Alcune considerazionì sulla fenomenologia mistica della Beata Suor Elena Aiello

Il Dott. Paolo M. Marianeschi, Medico Chirurgo e studioso dei fenomeni straordinari di Suor Elena Aiello, in un articolo pubblicato su "La voce delle figlie di Madre Elena Aiello", a questo proposito ha scritto:

Foto di Madre Elena durante una sudorazione di sangue

«Il caso di suor Elena Aiello interessa il dibattito scientifico per diversi aspetti: ella fu estatica, stimmatizzata e manifestò una drammatica e clamorosa essudazione di "sangue" in tutti i periodi di Quaresima a partire dal 2 Marzo 1923. [...] Qui mi soffermerò su un aspetto fattuale specifico della Beata di Montalto Uffugo che mi sembra di grande interesse scientifico e che, a mio parere, non è stato ancora considerato adeguatamente nella sua valenza semiotica. Mi riferisco alle qualità biochimiche del "secreto ematico" che improvvisamente compariva sul volto dell’estatica calabrese e che altrettanto improvvisamente scompariva lasciando la cute perfettamente asciutta e sana, come poterono documentare diversi medici, lo stesso Vescovo di Cosenza oltre che migliaia di testimoni.

L’esame chimico di quel secreto che rendeva il viso di Elena una tragica maschera di dolore, dimostrò che esso era costituito da emoglobina e non da elementi figurati (globuli rossi e bianchi) del tessuto sanguigno. Il che, in termini biologici, vuol dire che non si trattava di ematoidrosi, cioè la fuoriuscita della sola sostanza rossa dei sangue senza le cellule che la contengono. Questo carattere forse dice poco ad un profano, ma, per un medico, è veramente paradossale e inspiegabile: non è infatti possibile che la sostanza chimica dell’emoglobina, che è posta all’interno del globulo rosso, si ritrovi sulla pelle senza alcuna traccia del suo contenitore. Tutto ciò appare ancor più strano se si considera che i globuli rossi dell’Aiello risultarono perfettamente normali e cioè non fu trovata in nessun segno di emolisi (rottura del globulo rosso) e quindi nessuna traccia di emoglobinemia (emoglobina libera nel sangue).

Come fece osservare il Prof. Santoro nella relazione da lui inviata alla Sacra Congregazione per le cause dei Santi "nella letteratura medica non esistono casi di emoglobinoidrosi" il che è come dire che nell’uomo normale e patologico tale fenomeno non accade perché non può accadere dal punto di vista istofisiologico e fisiopatologico e conseguentemente il caso singolare della Aiello risulta del tutto inspiegabile.

Il reperto biochimico evidenziato dal Prof. Santoro è di grande importanza anche nell’antico dibattito fra chi sostiene che la sudorazione di sangue presentata da Gesù nell’Orto degli Ulivi e da altri mistici sia un fenomeno naturale spiegabile con lo stress emotivo e chi, invece, pensa che esso sia un segno soprannaturale non spiegabile dalla scienza.

Sembra, anche se non tutti sono d’accordo e il fenomeno non e mai riportato nei classici trattati di Medicina Moderna, che in alcuni soggetti, per azione di batteri cromogeni, per aumento di permeabilità capillare e diapedesi (migrazione di globuli rossi attraverso dei fori che si aprono nella parete del vaso) dovuta ad infiammazione e/o stress emotivo intenso, si possa manifestare un sudore sanguigno; ma se la fisiopatologia moderna consente di ammettere la possibilità che qualche globulo rosso si ritrovi sulla pelle insieme al sudore, la stessa non ammette che della semplice emoglobina possa riversarsi fuori dalle ghiandole sudoripare senza che vi sia traccia delle cellule che la contengono e senza che la molecola dell’Eme (Emoglobina) si ritrovi libera nel plasma come avviene nei fenomeni di emolisi (distruzione) dei globuli rossi.

E’ evidente che il paradosso scientifico rappresentato da una "emorragia" cutanea costituita da sola emoglobina senza emolisi documentata porta alla conclusione che, almeno nel caso dell’Aiello, l’apparente sudore sanguigno non è assolutamente interpretabile in modo naturale.

Risultarono, invece, di sangue umano completo di tutte le sue componenti le effusioni ematiche che, nella notte fra il 29 ed il 30 Settembre 1955, si manifestarono su un pannello di masonite che era stato posto accanto al letto di suor Elena per proteggerlo dall’umidità del muro.

Il sangue fluì per circa 15 giorni (29 Settembre - 13 Ottobre) e poi si ripeté più volte fino al 1956. Particolarmente vistoso fu il fenomeno il 3 Maggio 1956, solennità della S. Croce, il 31 Maggio, festa del Corpus Domini, l’8 Giugno, S. Cuore, ed il 10 Luglio, festa del Preziosissimo Sangue. In questa ultima occasione, il pannello fu lavato con acqua dalla stessa Aiello per ben sette volte, ma il sangue continuò a scorrere per tutta la giornata, delineando, in modo molto preciso, i lineamenti di un Volto, che, da quel momento, rimarrà impresso fino ad oggi su quella lastra di legno.

E inutile aggiungere che anche in questo caso non esistono spiegazioni naturali che possano rendere ragione di un sanguinamento umano spontaneo da un materiale come la masonite, una volta esclusa l’ipotesi della truffa, come autorevolmente fu fatto da parte dell’Assistente Pontificio P. Bonaventura da Pavullo, che nel Novembre 1956 fu testimone oculare e di persona prelevò il materiale sanguigno per l’esame chimico-fisico.

In conclusione la fenomenologia presentata dall’Aiello o prodottasi nel suo ambiente, non solo non ha spiegazione ma di per sé costituisce l’avvenimento di una impossibilità naturale dimostrabile scientificamente, per cui, considerando anche la grande valenza cristologica di tutta la fenomenologia, le virtù cristiane esercitate dalla Beata e i frutti di conversione che da essa scaturirono, è razionale pensare che quella fenomenologia rappresenti, insieme ai molti fatti straordinari di sangue manifestatisi nel XX secolo, un inequivocabile richiamo alla Passione redentiva di Cristo e un forte ammonimento divino ad una umanità sull’orlo del baratro che Dio vuole salvare con ogni mezzo ed ad ogni costo». [b]

 

LE RIVELAZIONI

Forse può aiutarci a gettare luce sui perché dei succitati fenomeni soprannaturali, un rapporto (di cui non viene specificato l’autore) che Mons. Spadafora riporta nel suo libro dedicato a Madre Elena Aiello[a], e che contiene anche un importante messaggio ricevuto da Suor Elena l’8 dicembre 1957:

«E' naturale che ci si chieda il significato di un tale fenomeno: perché questo sangue? Han forse un linguaggio queste manifestazioni fuor dell'ordinario? Forse la risposta è offerta da un povero e semplice foglio di carta, che ho qui tra le mani, lieve come leggero soffio di vento. Il suo contenuto, però, appare assai grave: ha il calore e il tono di una pagina dell'Apocalisse; ne riecheggia le pressanti ammonizioni, i tremendi annunzi; dalla visuale ampia che abbraccia tutte le nazioni, dallo sguardo profondo che risale al movente remoto e altissimo degli umani eventi. Eccone le frasi più salienti.

"Gli uomini offendono troppo Dio. Se io ti facessi vedere il numero dei peccati che si commettono in un sol giorno, ne moriresti dal dolore.

I tempi sono gravi. Il mondo è tutto sconvolto perché è diventato peggiore che ai tempi del diluvio. Il materialismo si avanza e continua la sua marcia segnata di sangue, in lotte fratricide. Vi sono segni evidenti e pericolosi per la pace. Il flagello sta passando sul mondo come l'ombra di una nube minacciosa, per testimoniare agli uomini che la giustizia di Dio preme sull'umanità e che la mia potenza di Madre di Dio contiene ancora lo scoppio dell'uragano. Tutto è sospeso come ad un filo: quando questo filo si spezzerà, la Giustizia divina piomberà sul mondo e compirà il suo terribile corso purificatore. Tutte le nazioni saranno punite perché molti sono i peccati che, come una marea di fango, ha ricoperto la terra. Le forze del male sono preparate a scatenarsi in ogni parte del mondo, con aspra violenza. Tremendo sarà lo sconvolgimento per quello che avverrà.

Già da tempo, ho avvisato gli uomini, in tanti modi. I Governatori dei popoli avvertono il pericolo gravissimo; ma non vogliono riconoscere che, per evitare il flagello, è necessario far ritornare la società ad una vita veramente cristiana. Quanto strazio sente il mio cuore nel vedere che gli uomini a tutto pensano meno che a ritornare a Dio.

Ma il tempo non è lontano e tutto il mondo sarà sconvolto. Molto sangue sarà versato: di giusti, di innocenti, di santi sacerdoti, e la Chiesa soffrirà molto. L'odio arriverà al colmo.

L'Italia sarà umiliata, purificata nel sangue, e dovrà molto soffrire, perché molti sono i peccati in questa nazione prediletta, sede del Vicario di Cristo.

Non puoi immaginare quello che accadrà! Si svilupperà una grande rivoluzione e le vie saranno arrossate di sangue. Il Papa soffrirà molto e tutto questo soffrire sarà per lui come un'agonia che abbrevierà il suo pellegrinaggio terreno. Il suo Successore guiderà la nave nella tempesta.

Ma non tarderà la punizione degli empi. Quel giorno sarà spaventoso, nel modo più terribile: la terra tremerà e scuoterà tutta l'umanità.

I malvagi periranno nei tremendi rigori della giustizia di Dio.

Lanciate un messaggio per avvisare subito, possibilmente, tutti gli uomini della terra, perché ritornino a Dio con preghiere e penitenze".». [a]

 

Altre rivelazioni

"Essi sono diventati così ingrati verso il Mio Sacro Cuore e abusando delle mie grazie hanno trasformato il mondo in una scena di delitti. Innumerevoli scandali portano le anime alla rovina, specialmente le anime della gioventù. Essi si sono dati senza ritegno ai piaceri del mondo che sono degenerati in perversioni.

Il cattivo esempio dei genitori produce nelle famiglie scandali e infedeltà anziché la pratica della virtù e della preghiera. La casa, fonte di fede e santità, viene macchiata e distrutta. La caparbietà degli uomini non cambia ed essi testardamente vanno avanti nei loro peccati. I castighi e le afflizioni che Dio manda per farli diventare ragionevoli sono severi ma gli uomini sono furiosi come bestie ferite e induriscono i loro cuori contro la grazia di Dio.

Il mondo non merita più perdono ma fuoco, distruzione e morte. Deve esserci molta penitenza e preghiera da parte dei fedeli per mitigare il meritato castigo che ora viene trattenuto dall'intervento della Mia cara Madre che è Madre di tutti gli uomini. E' prossimo il flagello che purificherà la terra dal male. La Giustizia Divina grida soddisfazione per le molte offese e i mali che coprono la terra. Nient'altro sarà tollerato. Gli uomini nella loro ostinazione si sono induriti nei loro errori e perciò non si rivolgono a Dio.

Le persone non si sottomettono alla Chiesa e disprezzano i sacerdoti perché fra di loro ce ne sono tanti che sono motivo di scandalo.

Ascolta bene ciò che ti dico e annuncialo a tutti. Il mio cuore è rattristato dalle molte afflizioni che minacciano il mondo. La giustizia del nostro Padre Celeste è gravemente offesa. Gli uomini continuano a vivere ostinatamente nei loro peccati...". (16 aprile 1954) [c]

 

"Una Propaganda empia ha diffuso nel mondo molti errori, suscitando ovunque persecuzioni, rovine e morte. Se gli uomini non cesseranno di offendere il Figlio mio, il tempo non sarà lontano che la giustizia del Padre manderà sulla terra il flagello dovuto, e sarà peggiore castigo che mai sia stato visto nella storia dell'umanità. Quando nel cielo apparirà un segno straordinario, sappiano gli uomini che prossima sarà la punizione del mondo!". (7 gennaio 1950) [d]

 

"Voglio che si sappia che il flagello è vicino: fuoco mai visto scenderà sulla terra e gran parte dell'umanità sarà distrutta... Quelli che resteranno troveranno nella mia protezione la misericordia di Dio, mentre tutti coloro che non vogliono pentirsi delle loro colpe periranno in un mare di fuoco!... La Russia sarà quasi completamente bruciata. Anche altre nazioni scompariranno. L'Italia sarà salvata in parte per il Papa". (11 aprile 1952) [d]

 

"Il mondo è sprofondato in una corruzione strabocchevole...Quelli che governano si sono resi veri demoni incarnati, e mentre parlano di pace, preparano le armi più micidiali... per distruggere popoli e nazioni". (16 aprile 1954) [c, d]

 

"L'ira di Dio è prossima e il mondo sarà travagliato da gran calamità, sanguinose rivoluzioni, forti terremoti, carestie, epidemie e spaventosi uragani, che faranno straripare i fiumi e i mari! Il mondo sarà tutto sconvolto da una nuova terribile guerra. Le armi più micidiali distruggeranno popoli e nazioni. I dittatori della terra, veri mostri infernali, atterreranno le Chiese con i Sacri Cibori e distruggeranno popoli e nazioni e le cose più care. In questa lotta sacrilega, per il feroce impulso e l'accanita resistenza molto verrà abbattuto di tutto quello che è stato fatto dalla mano dell'uomo. Nubi con bagliori di incendio compariranno infine nel cielo e una procella di fuoco si abbatterà su tutto il mondo. Il terribile flagello, mai visto nella storia dell'umanità, durerà settanta ore. Gli empi saranno polverizzati e molti andranno perduti nell'ostinatezza del loro peccato. Allora si vedrà la potenza della luce sulla potenza delle tenebre". (16 aprile 1955) [c, d]

 

"Vi sarà un vero e grande duello tra me e Satana... Il Materialismo avanza veloce in tutte le nazioni e continua la sua marcia segnata di sangue e di morte!... Se gli uomini non torneranno a Dio, verrà una grande guerra da est a ovest, guerra di terrore e di morte, ed infine il fuoco purificatore cadrà dal cielo come fiocchi di neve su tutti i popoli e una gran parte dell'umanità rimarrà distrutta.

La Russia marcerà su tutte le nazioni d'Europa, particolarmente sull'Italia, e innalzerà la sua bandiera sulla cupola di San Pietro!... Manifesterò la Mia predilezione per l'Italia, che sarà preservata dal fuoco; ma il cielo si coprirà di densa tenebra e la terra sarà scossa da spaventosi terremoti che apriranno profondi abissi, e verranno distrutte città e province; e tutti grideranno che è la fine del mondo! Anche Roma sarà punita secondo giustizia per i suoi molti e gravi peccati, perché lo scandalo è arrivato al colmo. I buoni però che soffrono e i perseguitati per la giustizia e le anime giuste non debbono temere, perché saranno separati dagli empi e dai peccatori ostinati, e saranno salvati!". (1959) [c, d]

 

"L'umanità si è allontanata da Dio e, allucinata dai beni terreni, ha dimenticato il Cielo e si è sprofondata in una corruzione strabocchevole, che non trova riscontro neppure con i tempi del diluvio!... Ma l'ora della giustizia di Dio è vicina e sarà terribile!... E se gli uomini non ravviseranno in questi flagelli i richiami della Divina Misericordia e non ritorneranno a Dio con una vita veramente cristiana, un'altra guerra terribile verrà da est ad ovest, e la Russia con le sue armi segrete, combatterà l'America, travolgerà l'Europa e si vedrà specialmente il fiume Reno della Germania pieno di cadaveri e di sangue. Anche l'Italia sarà travagliata da una grande rivoluzione e il Papa dovrà molto soffrire.

Il nemico, come leone ruggente, avanzerà su Roma e il suo fiele avvelenerà popoli e nazioni...". (22 agosto 1960) [c, d, e]

 

"Oh, che orribile visione vedo! Sta succedendo una grande rivoluzione a Roma! Stanno entrando in Vaticano. Il Papa è da solo, sta pregando. Stanno tenendo il Papa. Lo prendono con la forza. Lo picchiano fino a farlo cadere. Lo stanno legando. Oh Dio! Oh Dio! Gli stanno dando dei calci. Che scena orribile! E' terribile!…Nostra Signora si sta avvicinando. Quegli uomini malvagi cadono a terra come cadaveri! Nostra Signora aiuta il Papa ad alzarsi prendendolo per il braccio, lo copre con il Suo manto e gli dice: - Non temere!". (Venerdì Santo 1961) [e]

 

 

 

Fonti:

Le informazioni sulla vita di Suor Aiello sono tratte principalmente dal libro "Suor Elena Aiello, ‘a monaca santa"[a] e dal sito Web delle Suore Minime della passione di N.S.G.C.. Inoltre, per le rivelazioni e gli studi scientifici si è fatto riferimento alle seguenti fonti:

a) "Suor Elena Aiello, 'a monaca santa", Mons. Francesco Spadafora (con Imprimatur);
b) "La voce delle figlie di Madre Elena Aiello", rivista delle Suore Minime della passione di N.S.G.C. (sito Web: http://suoreminime.medianetis.it);
c) "Trial, Tribulation and Triumph", Desmond A. Birch (questi brani pubblicati nel libro di D. A. Birch sono tratti da "The Last Times", di Padre Benjamìn Martìn Sanchez, SSD);
d) "Viaggio nelle profezie", Alessandro Meluzzi;
e) "Prophecies! the Chastisement and Purification!", Albert J. Hebert;

 

 

 

 

 

A cura di "Profezie per il Terzo Millennio" - Novembre 2004
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